I-Diversi-Colori-Del-Mantello-Dei-Gatti

Se vi siete mai chiesti il perché del colore del mantello del gatto, abbiamo la risposta per voi. Capirete il perché del gatto bianco, di quello di colore nero e di come il pelo del gatto possa essere così diverso. Avrete sicuramente visto tantissimi gatti bianchi e neri o un gatto tigrato aggirarsi nel vostro quartiere. Vi siete mai chiesti il perché del colore del pelo? Il motivo per cui ci sono delle piccole macchie sul suo mantello? E quella che sembra una squama di tartaruga? Che abbiate un gatto a pelo lungo o a pelo corto, vi diremo il perché del suo colore!

Fondamentalmente ogni gatto è un soriano

Una delle cose probabilmente più note a questo mondo è quella che fondamentalmente tutti i gatti sono dei gatti soriani. Questo ci porta a pensare che quindi vi sia un’origine comune, dalla quale poi sono derivate differenti razze di gatti. Tuttavia, alcuni gatti mostrano delle caratteristiche peculiari che li rimandano inevitabilmente al gatto soriano, mentre per altri esemplari non è sicuramente così.

Questo può essere attribuito ad un gene chiamato agouti. Ad un certo punto della vita di ogni gatto, emergerà comunque la caratteristica del gatto soriano. La maggior parte delle volte questa viene durante i primi mesi di vita, quando il micio è ancora un gattino. Per altri esemplari invece questa caratteristica potrebbe saltare fuori in età adulta.

Le caratteristiche che determinano a tutti gli effetti l’appartenenza al soriano sono per esempio una sorta di M che si forma sulla loro fronte, oppure anche da alcune linee nere, quasi come se fossero disegnate da un pennello, sul loro musetto. Anche il fatto che la punta del nasino o i famosi cuscinetti delle zampe siano di colore rosa è un chiaro indizio.

Tendenzialmente si possono riconoscere quattro categorie ben distinte:

  • Il soriano classico: Questa razza di gatti sono caratterizzati da una miscela di strisce e macchie, che di solito sembrano circolari. Questo è spesso il primo tipo di gatto a cui la gente pensa quando viene menzionato il soriano perché è decisamente popolare. Questa razza si è sviluppata in seguito allo spostarsi dei gatti in ambienti con foreste decidue, piuttosto rara per quanto riguarda gli esemplari con il pelo lungo. Un altro motivo utilizzato per identificarli è la forma a farfalla situata sulle loro spalle.
  • Il ticked Tabby: Questi gatti sono caratterizzati da una fascia con un colore più chiaro alla base del pelo, che crea un aspetto iridescente. Non ci sono strisce, e anche se ci sono, sono leggere e più mischiate nel mantello. I gatti con questo tipo di pelo sono probabilmente discendenti dei gatti antichi che si sono uniti agli umani circa 9000 anni fa.
  • Il Tabby Mackeler: Questi invece sono gatti con una linea scura estesa dalle spalle alla coda e strisce sui lati del corpo. Il loro nome deriva dal fatto che le strisce sembrano ossa di pesce e che questi gatti probabilmente provengono da foreste di conifere. È facile identificare questo schema anche con dei gatti a pelo lungo.
  • Il Tabby macchiato. Proprio come recita il suo nome, questo gatto ha delle macchie su tutto il corpo con dimensioni e spaziatura diverse tra loro. Il Maus egiziano ha punti distanziati in modo casuale di diverse forme e dimensioni, che sono ad alto contrasto. I bengalesi presentano una leggera presenza di rosette, mentre gli Ocicats hanno grandi macchie che ricordano molto bene le impronte digitali.

Teoricamente esisterebbe anche un quinto tipo di Tabby chiamato Patched Tabby, che è fondamentalmente una gatta femmina con uno qualsiasi degli schemi sopra menzionati ma con ulteriore presenza di macchie di colore rosso. Queste macchie compaiono a causa di un gene arancione ereditario che è legato al genere. In questo modo si può facilmente distinguere un gatto maschio da un gatto femmina.

I gatti hanno solo due colori (tecnicamente)

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Molto probabilmente farete fatica a crederlo e sembra davvero essere impossibile, ma a quanto pare i gatti dovrebbero avere tecnicamente soltanto due colori.  Questo almeno è quello che si dice per quanto riguarda i loro colori di base. Naturalmente partendo da questi due colori di base e unendo i diversi fattori genetici, questi colori possono cambiare l’intensità e mescolarsi fra di loro al fine di creare un percorso di colori molto variegato e diverso a seconda di ciascun gatto o quasi.

Tecnicamente quindi i due colori base per qualsiasi tipo di gatto sono il rosso e il nero. Ogni gatto è effettivamente nero, tranne quelli che hanno ereditato un gene articolare che rende il gatto “rosso”, più tendente realtà all’arancione. È molto più comune trovare esemplari di colore arancione tra le femmine, poiché questo gene è contenuto nei cromosomi X. Questo vuol dire sostanzialmente l’esemplare femmina di gatto può essere sia nera che rossa/arancione, mentre invece un maschio è tendenzialmente o solo una cosa o l’altra.

Vi sono poi altri geni che determinano invece il colore più scuro o più chiaro del mantello, ed è proprio per questo motivo che a noi sembra che esistano gatti di diverso colore, sebbene non sia del tutto vero.

Il colore del gatto dipende dalla temperatura

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Un’altra cosa piuttosto curiosa da sapere è che ci sono dei geni dei gatti che sono particolarmente sensibili alla temperatura. Questo influisce sul colore del mantello del gatto, dando una aggiunta di tono in determinate aree del corpo, particolarmente sull’estremità più fredde del gatto. Proprio per questo motivo è assai frequente trovare un gatto tendenzialmente di colore chiaro, che possiede invece delle estremità di colore molto scuro. Questo tipo di gene è particolarmente comune da trovare nei gatti siamesi.

Le parti del corpo in cui il colore può essere concentrato includono viso, testicoli, gambe, orecchie e coda. Questo gene che limita il colore solo alle estremità è noto per far parte della categoria degli albini, che modifica il tono della pelle. Man mano che si è verificato un tipo di allevamento indirizzato verso gli incroci tra gatti, il gene è diventato più diffuso e non solo limitato ai gatti siamesi. Il più delle volte, la versione recessiva del gene viene trasmessa ed è nascosta nel genotipo. Tuttavia, può apparire più tardi nella loro cucciolata.

I cromosomi dei generi sono controllati dai cromosomi del mantello

In un primo momento questo potrebbe anche sembrarvi piuttosto assurdo, ma esaminando più dettagliatamente la situazione si può determinare con una certa sicurezza che alcuni colori del mantello dei gatti sono effettivamente determinati dai geni e, a differenza di esempio di altri mammiferi, si può facilmente distinguere il genere di un gatto osservando da vicino il loro mantello.

Tra i vari geni che si conoscono c’è ad esempio il Barrington Brown, che è fondamentalmente responsabile del passaggio dal colore marrone al mogano. Un altro gene conosciuto è chiamato DM che è tendenzialmente responsabile della caramellizzazione dei colori, anche se è un argomento piuttosto discusso tra gli appassionati di gatti. Il gene invece che riguarda i gatti soriani, è chiamato appunto gene Agouti.

Le gatte calicole sono uniche

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Oltre alle già numerose caratteristiche del soriano che abbiamo menzionato prima, esiste anche un altro tipo di gatto chiamato Calico che si allontana in maniera piuttosto decisa da quello che potrebbe essere riconosciuto come uno schema assai comune. Si tratta infatti di un gatto che ha un colore prevalentemente bianco con delle grandi macchie nere oppure arancioni e che può presentare in alcuni casi anche il colore grigio o il colore crema.

I gatti che presentano questo tipo di pelliccia sono generalmente di genere femminile perché il gene responsabile di questa casistica è dipendente dai cromosomi X sia dal lato materno che da quello paterno. A meno che non abbiano la sindrome di Klinefelter, che prevede due cromosomi X e un cromosoma Y, i gatti maschi non possono essere calici. Questi gatti hanno anche un colore più chiaro noto come diluito, che può essere differenziato per i loro colori grigio, oro e crema.

I gatti calico fanno parte in un certo senso dei cosiddetti gatti bicolori e a forma di gusci di tartaruga. Sono anche indicati come gatti tricolori con almeno quattro geni responsabili di quella tipologia di mantello. Un gene che prevede il colore bianco dominante incompleto provoca questo tipo di colorazione e un poligene può anche determinare la quantità di colore bianco che il gatto avrà.

Il colore del mantello può prevedere la personalità

Nel caso dei gatti, il detto che recita:”non giudicare un libro dalla copertina” potrebbe non valere affatto. Gli studi condotti hanno dimostrato che i colori e i motivi del mantello possono dirci davvero molto sul gatto.

Ad esempio, una ricerca condotta dall’Università della California ha scoperto che i gatti calico sono tendenzialmente imprevedibili e esuberanti. Lo studio ha coinvolto i partecipanti nella scelta di una categoria di colore che meglio descriveva il loro gatto e si è effettivamente avuta una conferma di quanto ipotizzato.

Un altro studio condotto dalla California State University, East Bay e dall’Università della California, Berkeley ha chiesto ad alcuni padroni di gatti di assegnare alcuni termini a cinque diversi colori di gatto. I termini includevano distaccato, intollerante, timido, attivo, testardo, audace, amichevole, calmo e addomesticabile, e i colori erano rosso, bianco, tricolore, nero e bicolore.

I risultati hanno mostrato che i partecipanti avevano maggiori probabilità di attribuire intolleranza ai gatti tricolori, cordialità ai gatti arancioni e distensione nei gatti bianchi. I limiti di questi studi, che dovrebbero essere comunque tenuti in seria considerazione, sono che essendo stati condotti in base alla percezione umana non vi è una vera e propria base scientifica solida.

Fattori come il genere e la lunghezza del mantello non sono stati considerati, quindi non è sicuro che il colore del mantello influisca sulla personalità. Il genere potrebbe svolgere un ruolo più significativo nella personalità rispetto al colore del mantello e ci sono ipotesi su come la lunghezza della pelliccia possa prevedere la personalità. Bisognerebbe naturalmente condurre ulteriori ricerche in questo settore prima di poter giungere ad una conclusione che possa essere ritenuta soddisfacente e definitiva.

Il colore degli occhi è legato al colore del mantello

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Naturalmente, non si può prescindere dal colore del mantello senza parlare anche del colore degli occhi del gatto. I gattini saettano degli occhi blu alla nascita e durante la crescita il vero colore degli occhi tenderà ad emergere.

Verso una età che va dalle sei o alle otto settimane, fino ad un massimo di uno o due anni, si riuscirà a distinguere con facilità il reale colore degli occhi del gatto. Vengono considerati, dagli esperti, tre principali colori degli occhi del gatto e questi possono essere effettivamente collegati anche al colore del mantello.

Si dice tendenzialmente che i gatti bianchi abbiano in genere occhi blu o tendenti al giallo. A volte potrebbe anche capitare che un gatto abbia due occhi di colore diverso. Insomma, anche in questo caso il colore degli occhi del gatto è in qualche modo collegato al colore del mantello perché dipende a tutti gli effetti da un gene che ne determina il colore.

Domande frequenti

🐈Qual è il colore più comune di un gatto?

Il colore più comune di un gatto è quello con colori distinti, ma che possiede un colore predominante. Strisce nere che vanno dal nero carbone al marrone su uno sfondo da marrone a grigio. I gatti soriani marroni sono i più comuni.

🐈 I gatti possono avere 4 colori?

Esistono effettivamente dei gatti che combinano due colori diversi dal bianco, o che si mescolano in una superficie ridotta o in macchie più grandi. I colori sono spesso descritti come rosso e nero, ma le chiazze “rosse” possono invece essere arancioni, gialle o crema e il “nero” può invece essere cioccolato, grigio, soriano o blu.

🐈 Tutti e i gatti che hanno 3 colori sono femmine?

Sono esclusivamente femmine, tranne in rare condizioni genetiche.  Poiché la determinazione genetica dei colori del mantello nei gatti calico è legata al cromosoma X, i calico sono quasi sempre di genere femminile, con un colore collegato al cromosoma X materno e un secondo colore collegato al cromosoma X paterno.

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