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Chi di noi non ha desiderato almeno una volta di poter parlare con il proprio cane come avrebbe fatto il famoso dottore dei film Hollywoodiani?

Beh, magari non sarà possibile comunicare tra specie in maniera così esplicita ma negli ultimi 50 anni gli etologi di tutto il mondo hanno fatto passi da gigante nell’identificazione e la classificazione dei segnali non verbali che gli appartenenti al mondo animale usano per comunicare tra conspecifici e non.

In particolare Turid Rugaas, esperta cinofila e scrittrice norvegese, è considerata la madre della classificazione dei segnali calmanti dei cani.

Si tratta di una serie di atteggiamenti e posture che i canidi di tutto il mondo utilizzano per tranquillizzare un eventuale interlocutore e, in alcuni casi, anche se stessi.



Quali sono i segnali calmanti nei cani?

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La Rugaas ha identificato oltre 30 segnali calmanti che ha raccolto in un volume, pubblicato nei primi anni del secolo, che rappresenta una pietra miliare per il lavoro degli esperti in medicina comportamentale e di cinofilia in generale.

Proviamo ad esaminare alcuni tra i più classici di questi segnali:

  • Strizzare o socchiudere gli occhi
  • Distogliere lo sguardo, voltando il viso o anche l’intero corpo
  • Leccarsi ripetutamente il naso
  • Leccare il viso dell’interlocutore
  • Inchinarsi
  • Sdraiarsi sul fianco o in posizione supina
  • Sedersi
  • Rallentare i movimenti fino a fermarsi
  • Interporsi fisicamente tra due interlocutori pronti allo scontro
  • Sbadigliare
  • Avvicinarsi seguendo una traiettoria curva e non in maniera diretta e rettilinea
  • Annusare per terra
  • Grattarsi
  • Scrollare il mantello

Questi sono solo alcuni dei metodi che normalmente i cani utilizzano per quietare un possibile conflitto e il modo con cui li manifestano può essere eclatante o appena accennato, l’aver letto un libro che li elenca e li spiega sommariamente non ci rende in grado di interfacciarci con il nostro amico a quattro zampe ma sicuramente può aiutarci a capirli meglio.



Interpretazione dei segnali: alcuni esempi

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La Rugaas stessa sottolinea come molti di questi segnali abbiano un significato ambiguo e sia necessario esaminarli nel contesto in cui vengono espressi per poter assegnare loro il giusto senso.

Molti tra questi possono essere usati in contemporanea come leccarsi il naso mentre si socchiudono gli occhi e si volta il viso, oppure sedersi mentre si annusa il pavimento o chiudere gli occhi per poi sbadigliare.

  • A volte, il segnale può essere appena accennato e questo lo rende di difficile interpretazione, come un rapido movimento degli occhi, una leccatina fugace o il modificare l’angolazione corporea di appena qualche grado.
  • In altri casi può essere completamente frainteso da un osservatore inesperto, per esempio il fermarsi di colpo irrigidendosi in posizione trasversa o frontale rispetto all’opponente può essere un segnale ostile anziché pacificatore, quando un cane ci lecca insistentemente il viso di solito ci porta a pensare che ci vuole tanto bene e che quello sia il suo modo di dimostrarlo, ma magari ci sta solo dicendo che le nostre attenzioni lo mettono a disagio e preferirebbe che lo lasciassimo in pace.
  • E ancora, quante volte ho sentito dire che un cane si disinteressa al padrone mentre lo rimprovera solo perché sbadiglia o volta il viso da un’altra parte, in realtà il malcapitato sta solo cercando di calmare l’interlocutore purtroppo ottenendo solo di farlo infuriare ancora di più.

La comunicazione tra cani avviene in maniera del tutto naturale e nella maggior parte dei casi è chiara e non comporta fraintendimenti.

Le cose cambiano quando uno degli interlocutori appartiene ad una specie diversa oppure quando si tratta di un conspecifico che suo malgrado non ha avuto l’opportunità di essere cresciuto dalla madre ed essere inserito, nei primi mesi di vita, in un gruppo sociale il cui scopo è quello di insegnare ai propri membri il bon ton e il corretto modo di relazionarsi con i propri simili e il resto del mondo.

Comunicazione e addestramento

Spesso ho visto proprietari non molto esperti, avere delle difficoltà con il proprio cane e decidere che l’unica soluzione fosse portarlo a fare “un po’ di addestramento” dove per addestramento si intende l’uso di metodi coercitivi allo scopo di correggere quello che viene considerato un difetto.

E’ mio parere che l’utilizzo di tali metodi non solo non abbia la possibilità di aiutare né il proprietario né tanto meno il quattro zampe (non me ne vogliano tutti quei professionisti che hanno dedicato tempo e amore nello sviluppare una metodica etologica e funzionale di addestramento), ma che in una buona parte dei casi possa addirittura peggiorare la situazione portando ad un apparente miglioramento iniziale per poi esplodere in situazioni molto spiacevoli.

Per questo motivo, nel caso in cui avessimo delle difficoltà con il nostro cucciolo, dovremmo sempre affidarci alla guida di un esperto cinofilo o di un medico comportamentalista nella sempre difficile arte della comunicazione tra uomo e cane.



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